Statua Borghesi


IL PERIODO DELLE SIGNORIE

Il piccolo stato subì un grave momento di crisi nel 1322 quando la famiglia dei Montefeltro fu esiliata da Urbino. Subito i Malatesta di Rimini ne approfittarono per cercare di occupare il territorio di San Marino utilizzando ogni mezzo, dalle promesse alle minacce. I cittadini di San Marino non cedettero e rimasero fedeli agli urbinati. Questa alleanza si rivelò molto vantaggiosa per i sammarinesi quando nel 1400 scoppiò la guerra fra i Malatesta ed i Montefeltro, a fianco di questi ultimi si schierò non solo lo Stato di San Marino ma anche la Chiesa che in passato aveva sempre sostenuto la Signoria di Rimini.





In questo particolare momento storico i Malatesta erano in una posizione di aperto contrasto con la chiesa aspirando ad una maggiore autonomia da Roma, erano in urto sia con il Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) che con gli Aragonesi di Napoli. Il Papa promise a San Marino, in caso di vittoria, i castelli situati sul versante riminese. La guerra costò molto cara al piccolo stato molto povero sia di uomini che di armi, ma in cambio ottenne ben tre castelli.
Il territorio della Repubblica di San Marino, inizialmente limitato al solo Monte Titano, nel 1463 si ampliò territorialmente, grazie alla sconfitta del Signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta, annettendosi i Castelli di Fiorentino, Montegiardino e Serravalle. Fu il papa il 27 giugno 1463 ad emanare la bolla con la quale San Marino ricevette in piena giurisdizione i castelli di cui sopra. Nello stesso anno anche la città di Faetano chiese di entrare a far parte del suo territorio.



IL TRATTATO DI FOSSOMBRONE
L'alleanza fra il Papa e i sammarinesi fu firmata a Fossombrone in data 21 settembre 1462. Con la bolla pontificia il 27 giugno 1463 Pio II confermò le clausole del trattato. Il Trattato di Fossombrone fu firmato fra la Comunità di San Marino ed il Cardinal Teano, Legato della Santa Sede, si stabiliva il dominio dello stato di San Marino sui castelli sottratti ai Malatesta, del territorio conteso con Verucchio e l'esenzione delle tasse per le proprietà di San Marino nel Vicariato di S. Arcangelo.
Trascrizione di un breve brano tratto dal Trattato di Fossombrone: "....che, la detta Comunità di S. Marino romperà guerra contro Sigismondo Pandolfo, e Malatesta de Cesena delli Malatesti, e loro complici e seguaci et aderenti, e loro terre e sudditi .....
....detta Comunità di S. Marino saranno date in dominio la Corte di Fiorentino, li casteli di Mongiardino e Serravalle come le loro Corti, terreni e jurisdictione, in piede e per terra ....".



Nel 1503 la Repubblica fu minacciata da Cesare Borgia, detto "il Valentino", figlio del papa Alessandro VI, che ne acquisì il controllo per circa sei mesi. Il Principe Borgia voleva costituire il suo regno tra la Romagna e le Marche. Innanzitutto si liberò di Guidobaldo da Urbino, successore di Federico, cacciandolo da Urbino, da sempre protettore del piccolo stato che così fu facilmente occupato. La situazione per i cittadini sammarinesi si risolse fortunatamente con la morte del padre di Cesare Borgia che rimasto senza la protezione della chiesa di Roma abbandonò tutti i territorio fino ad allora conquistati.
Un nuovo tentativo di occupazione risale al 1542 quando il nipote del Papa Giulio II, il Capitano di Ventura Fabiano da Sansavino, cercò di occupare la Repubblica. Fu aiutato dal Castellano della Rocca di Rimini che riunì un esercito di fanti e cavalieri. Lo stato fu nuovamente aiutato da circostanze favorevoli in quanto a causa della fitta nebbia l'esercito invasore non riuscì a trovare la strada e ad attaccare di sorpresa i sammarinesi. Lo stato della Chiesa cercava continuamente di occupare questo piccolo stato per poter esercitare il controllo sul suo vicino nemico, la signoria dei Montefeltro.

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