Statua Borghesi


IL RINASCIMENTO A SAN MARINO

Nel 1371 un censimento elaborato per il Papa dal Cardinale Anglico, la "Descriptio Romandiole", descriveva i possedimenti ecclesiastici in Romagna e tra questi vi erano "tre fortissime rocche e 240 famigli (focolari)" che costituirono il primo nucleo di San Marino. Fin dalla sua nascita San Marino si rivelò autonomo e organizzatissimo politicamente, tanto che da Pieve si trasformò, con l'aggregazione di abitanti del circondario, in castrum ed infine in res publica.





Dal documento più antico, il Placito Feretrano, si rileva che lo Stato aveva un particolare regime, in parte autonomo ed in parte longobardo. Mentre rafforzava la propria autonomia in materia di leggi si espandeva anche territorialmente a spese dello Stato della chiesa. Nel tredicesimo secolo esisteva già una organizzazione di tipo comunale con dei consules, divenuti poi Capitani Reggenti, delle leggi e degli Statuti.
I primi consules furono Oddone Scarito e Filippo da Sterpeto. Le prime tracce degli Statuti sono del 1253 mentre il primo corpo di leggi è del 1295. I primi cambiamenti rilevanti risalgono al 1463 a seguito dell'ampliamento del territorio con i castelli conquistati nelle guerre contro i Malatesta di Rimini.



Nel 1291 lo Stato della Chiesa, con il papa Nicola IV, riconobbe lo stato di San Marino. Nel 1320 aderì alla repubblica il castello di Chiesanuova. La città fu sottoposta al vincolo feudale del vescovo di San Leo fino al 1351 quando divenne "libero comune". All'epoca della lotta per il potere tra Papato e Impero nacque l'esigenza da parte dei cittadini di creare una forma autonoma di governo: il Comune. Con esso venne definito anche un organo di governo costituito dall'assemblea dei capi famiglia, l'Arengo, presieduto da un Rettore. A queste assemblea di popolo si deve la definizione dei primi statuti e delle prime leggi ispirate a principi democratici. Agli inizi del 1400 la città partecipò ad una lega ghibellina con le città di Urbino, Cagli, Forlì, Osimo e Arezzo.
Più volte l'autonomia di San Marino fu minacciata nel corso dei secoli. Ogni volta gli abitanti sono riusciti a mantenere la loro libertà in nome di un diritto "Nemini teneri" declamata da San Marino sul Monte Titano. L'idea di libertà concepita in solitudine, la frase vuol dire "non dipendere da nessuno, da un gruppo di persone in compagnia di un Santo, nei primi secoli del Medioevo cristano è stata difesa con ogni mezzo come la storia di questa Repubblica ci ha mostrato.



Gli Statuti furono revisionati più volte nel corso degli anni, nel 1491, quando venne istituito il Consiglio dei XII e furono pubblicati i primi cinque libri, e nel 1600. Ancora oggi sono in vigore nella Repubblica questi Statuti, anche se con le necessarie modifiche.
San Marino fino dalla prima metà del '200 aveva un ordinamento comunale in cui i cittadini vedevano i loro diritti rispettati. I rapporti con il mondo esterno erano più complicati infatti la chiesa faretrana voleva annettersi il piccolo stato. I sammarinesi per questa ragione appoggiarono sempre i ghibellini, che li proteggevano contro il potere papale. In particolare si allearono con i Duchi di Urbino, Guido da Montefeltro e il figlio Federico, e con i loro eredi. I vicini Malatesta invece erano guelfi e da loro doveva proteggerli la Signoria di Urbino.

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