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IL RISORGIMENTO A SAN MARINO
Anche se continuava ad essere uno stato autonomo ed indipendente la Repubblica di San Marino veniva
coinvolta nelle vicende storiche dello Stato italiano. Durante il periodo risorgimentale i patrioti liberali
che cercavano di unificare l'Italia trovavano qui un rifufio sicuro. I vari stati italiani, ed in primo posto lo
Stato della Chiesa, non accoglievano con favore il fatto che lo Stato di San Marino concedesse il diritto
d'asilo con tanta generosità.
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Il 30 luglio del 1849 anche Giuseppe Garibaldi, con i suoi uomini, fu
aiutato dai sammarinesi. L'eroe dei due mondi era in fuga con 2000 uomini dopo la capitolazione
della Repubblica Romana, inseguito dagli austriaci dopo aver cercato inutilmente aiuto
in Toscana aveva puntato su Venezia. Trovandosi circondato chiese al Consiglio Grande e Generale
di transitare per San Marino. La richiesta venne respinta. Il Generale rinnovò la richiesta
ma nel contempo senza aspettare risposta attraversò i confini e presentò personalmente domanda di asilo.
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Uno dei reggenti della Repubblica Domenico Maria Belzoppi, che era liberale e carbonaro, incarcerato
in seguito ai moti di Rimini del 1845 si rendeva conto del rischio di accogliere Garibaldi ma
non voleva veniva a meno alla tradizione di ospitalità dello Stato. I garibaldini stremati
furono accolti, la popolazione aiutava i feriti e i reggenti decisero
di intraprendere le trattative con gli austriaci.
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Giuseppe Garibaldi sciolse le sue truppe e la Legione Romana. Le trattative furono molto lunghe
in quanto il Papa insisteva affinchè gli austriaci entrassero a San Marino. La diplomazia sammarinese
giunse però ad un accordo con il commando austriaco, l'eroe della Repubblica Romana avrebbe deposto
le armi e con i suoi uomini sarebbe stato scortato fuori dallo Stato di San marino. La notte del
31 luglio però Garibaldi con alcuni dei suoi uomini più fidati lasciò lo Stato di San Marino.
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Per trovare la strada giusta tra le macchie e le paludi di Ravenna e per sfuggire agli austriaci
il piccolo gruppo era guidato da tre sammarinesi Nicola Zani, Francesco Della Balda e Lorenzo Simoncini.
Naturalmente la fuga di Garibaldi mise nei guai San Marino che sia trovava con le truppe di Garibaldi da
scortare fuori dalla Stato e
l'esercito austriaco ai confini. Fu ancora grazie alla diplomazia che la situazione si sbloccò:
ai garibaldini venne rilasciato un salvacondotto che gli avrebbe consentito di raggiungere la
città di Rimini. L'obiettivo di salvare Garibaldi e i garibaldini era stato raggiunto.
Il 24 aprile del 1861 venne conferita a Garibaldi la cittadinanza ad honorem di San Marino.
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Furono molti gli uomini illustri a prodigarsi per la libertà dello Stato Italiano.
Si può ricordare Melchiorre Delfico, storico, filosofo ed economista che diede un enorme contributo
alla storia della Repubblica e contribuì allo sviluppo di nuove idee di libertà ed organizzazione
dello stato democratico. Dopo i moti carbonari del 1821 si rifugiò sul Titano anche il famoso archeologo e numismatico
Bartolomeo Borghesi, fu grazie e lui ed ai suoi studi se alcune importanti personalità del tempo
scelsero San Marino come luogo di incontro e di studio.
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La conseguenza di questa situazione fu l'inasprimento dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Il
governo dello Stato Pontificio propose al Duca di Toscana di occupare San Marino che fu salvato solo
dall'intervento di Napoleone III di Francia. Il re francese sosteneva il piccolo stato e le sue prerogative
cioè il diritto alla neutralità e alla indipendenza. Lo Stato di San Marino concesse la cittadinanza
sammarinese anche al 16° presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, benchè non esistessero
ancora relazioni diplomatiche fra i due stati.
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