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LA OCCUPAZIONE ALBERONIANA
L'indipendenza dello stato sammarinese fu messa in pericolo più volte nel corso
dei secoli, nel 1503 la repubblica fu occupata da Cesare Borgia, solo per alcuni mesi fino alla sua
morte, poi nel 1739 dal Cardinale Alberoni che tentò di annetterla allo Stato
della Chiesa. Dopo la morte dell'ultimo Duca di Urbino, che non aveva eredi, il suo
ducato passò allo Stato della Chiesa, la stessa sorte avrebbe dovuto subire anche il piccolo
Stato di San Marino, da sempre protetto dalla signoria urbinate. I sammarinesi per
mantenere la propria autonomia anticiparono l'azione della Chiesa stipulando con Papa Clemente VIII
un trattato in base al quale lo Stato di San Marino veniva riconosciuto come
Stato autonomo, e quest'ultimo si impegnava a tutelare gli interessi di Roma.
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Il trattato del 1603 fu riconfermato anche nel 1628 dal papa Urbano VIII. Lo stato mantenne così
la sua indipendenza verso lo Stato della Chiesa. Purtroppo iniziarono a sorgere dei problemi
interni. L'organizzazione statale che si era mantenuta sempre all'avanguardia rispetto
ai tempi e agli altri stati italiani stava cambiando. L'originario organo di governo formato dai
capi famiglia aveva perso progressivamente importanza e il nuovo organo, il Consiglio Principe e Sovrano
aveva assunto tutti i poteri. L'Arringo non venne più convocato. Nel 1700 tutto il potere
si concentra nelle mani di poche famiglie e i consiglieri da 60 diventano 45.
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Le famiglie che costituivano l'oligarchia dello stato erano poche. I grandi proprietari
terrieri sfruttavano la maggior parte della popolazione per la coltivazione del terreno,
i cittadini sammarinesi si disinteressano delle questioni dello stato e la situazione
politica ed economica peggiora progressivamente. Nel 1739 il Cardinale
Giulio Alberoni, legato pontificio della Romagna, approfittando di un futile pretesto entrò
in San Marino occupandolo.
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Alcuni cittadini sammarinesi, ricchi e potenti ma esclusi di fatto dal
governo della città, si interessarono per restituire i poteri all'Arengo gli originari poteri. Purtroppo anche se
il loro intento era nobile era sbagliata la strada che decisero di percorrere. I capi della rivolta
Marino Belzoppi e Pietro Lolli chiesero l'aiuto del Cardinale Alberoni, fecero intervenire i loro
ambasciatori a Roma presso la Santa Sede affinchè il papa portasse l'ordine nello stato. Il Cardinale,
che mal sopportava una Repubblica indipendente all'interno dei suoi territori, decise di
intervenire con cautela anche per non irritare gli altri stati che oramai avevano riconosciuto
San Marino come uno stato sovrano.
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Convinse così il Papa ad emettere un "Breve" con il quale si autorizzava l'occupazione
dello stato, al fine di riportare l'ordine sociale, a patto che tutti i cittadini volontariamente si fossero
sottomessi alla sua autorità, poi con un atto d'imperio e senza incontrare alcuna resistenza
occupò velocemente lo stato, sostituì i Capitani Reggenti con un Gonfaloniere, mentre i consiglieri
venivano nominati direttamente dalla Curia.
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Improvvisamente i sammarinesi si risvegliarono dal loro torpore sociale e
incominciarono a protestare con il Papa e con i sovrani degli altri stati italiani ed europei.
Il Papa fu costretto a richiamare il cardinale Alberoni, lo sostituì con il delegato apostolico
monsignor Enrico Enriquez e il 5 febbraio 1740 la Repubblica tornò come prima libera ed indipendente.
Il 1800 porta un nuovo problema allo Stato di San Marino: l'arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte.
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L'Imperatore francese invece di occupare lo stato come si temeva ne riconobbe la sovranità
considerandolo un esempio di libertà repubblicana. L'ambasciatore francese, il matematico Monge, portò dei doni e
propose a nome di Napoleone anche alcuni ampliamenti territoriali, offrendogli uno sbocco sul mare.
Il diplomatico sammarinese Antonio Onofri molto abilmente accettò i dono ma rifiutò i territori.
La sua abilità diplomatica in questa circostanza gli valse il nome di "Padre della Patria" meritandosi
anche il rispetto dell'Imperatore. Durante il Congresso di Vienna nel 1815 che stabilì gli assetti europei
dopo la sconfitta di Napoleone tutti gli stati riconobbero l'indipendenza del piccolo stato.
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